mercoledì, Febbraio 26, 2025

Gianpaolo Buono: «La Sezione Distaccata vittima dei soliti noti»

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Il pensiero dell’ex presidente dell’Assoforense dopo le ultime novità negative. «Assisto costernato e deluso alla graduale espropriazione delle prerogative basilari della comunità isolana: non solo per ciò che concerne la Giustizia, ma la Sanità, la Pubblica Istruzione, i Trasporti. Guai a rilassarsi, pensando che la stabilizzazione del tribunale locale sia cosa fatta!». L’invito alla comunità: «É arrivato il momento di dimostrare concretamente la nostra reattività di isolani!»

L’ultima notizia, il decreto del presidente del Tribunale di Napoli che trasferisce nella sede centrale i procedimenti penali e gli incidenti di esecuzione in materia edilizia e ambientale, è solo l’ennesimo capitolo della crisi della Sezione Distaccata di Ischia.
Afflitto da una cronica carenza di personale che non si vuole risolvere, il presidio giudiziario isolano si trova sempre “in bilico”, oggi tra la determinazione di giungere a una definitiva stabilizzazione espressa dall’attuale governo e la volontà di segno nettamente contrario della magistratura.
Ne abbiamo parlato con l’avv. Gianpaolo Buono, promotore di tante battaglie quando era alla guida dell’Assoforense. Il quadro che ne emerge, estremamente realistico, non incoraggia al momento l’ottimismo, a meno che l’intera comunità isolana non “insorga” con fermezza per rivendicare i propri diritti.

Da ex presidente della Associazione Forense, quali sono le tue considerazioni sullo stato attuale della Sezione Distaccata di Ischia?
«Assisto costernato e deluso alla graduale espropriazione delle prerogative basilari della comunità isolana: non solo per ciò che concerne la Giustizia, ma la Sanità, la Pubblica Istruzione, i Trasporti, ecc. È un disegno preciso ed i responsabili sono noti!».

Puoi essere meno evasivo?
«Non si tratta di essere evasivi, ma di non voler fare pubblicità gratuita a chi ha dimostrato di non avere in alcuna considerazione gli interessi della collettività isolana. Il progetto è chiaro da tempo, ma, finora, la determinazione dimostrata dall’avvocatura ischitana e da alcuni rappresentanti politici locali ne ha impedito l’attuazione. Guai a rilassarsi, pensando che la stabilizzazione del tribunale locale sia cosa fatta!».

IL “DISEGNO” PER CHIUDERE IL TRIBUNALE ISOLANO

Perché sei così duro verso le istituzioni e quale è il reale stato delle cose?
«La situazione dell’Ufficio giudiziario isolano peggiora di giorno in giorno; siamo quasi al collasso. I casi di denegata giustizia sono all’ordine del giorno nel completo disinteresse di chi dovrebbe intervenire e non lo fa. Faccio un esempio che consente di comprendere meglio quello che sto dicendo: vi sono centinaia di processi, alcuni molto delicati che non hanno visto definizione, benché iniziati anche oltre venti anni fa. Sai quale è stata la soluzione? Affidare tutti questi processi ad un giudice non togato, che finora aveva trattato altro tipo di contenzioso ed al quale è stato chiesto di definirli in tempi brevissimi, per essere in linea con le scadenze che ci ha dato l’Europa. Le conseguenze del fallimento dell’azione della magistratura sono state scaricate su un povero giudice non togato, al quale non sono stati offerti neanche gli strumenti per lavorare dignitosamente ed alacremente. Vogliamo andare oltre?».

Certo!
«Non abbiamo più un giudice dell’esecuzione sull’isola, ma tanti giudici che operano solo telematicamente. In buona sostanza, come avvenuto in passato, perderemo definitivamente anche la materia delle esecuzioni, con trasferimento di queste cause presso la sede centrale. È stato trasferito il giudice penale togato e, anziché procedere alla sua immediata sostituzione, è stato previsto che i processi si dovranno celebrare a Napoli. È accettabile tutto questo? Non è il caso di denunciare in tutte le sedi il trattamento che viene riservato ad un’intera comunità, che viene penalizzata e mortificata quotidianamente? Le udienze fisiche dei giudici togati nel settore civile si sono ridotte ad una settimanale, non sufficiente neanche ad affrontare una minima discussione su tematiche spinose. Pensi che qualcuno sia intervenuto per cambiare tale situazione? La verità è che il progetto è quello che citavo prima: il tribunale isolano va chiuso perché non sopportato dai soliti noti».

IL RUOLO DELLA POLITICA

La politica locale ha delle responsabilità in tutto questo?
«La politica, a tutti i livelli, è protagonista nel bene e nel male. Per la Giustizia, ma direi per qualsiasi altro settore, dalla Sanità ai Trasporti, il ruolo della politica è fondamentale. Durante il periodo in cui sono stato presidente dell’Associazione ho potuto contare sul determinante apporto dei sindaci isolani che si sono fatti in quattro per risolvere il problema della proroga e della stabilizzazione del tribunale. Ricorderò sempre l’impegno profuso, in particolare, da Francesco Del Deo; ma anche tutti gli altri sindaci hanno fatto la loro parte. Occorre adesso creare le condizioni per agire sinergicamente al fine di sollecitare l’adozione di provvedimenti legislativi “speciali”, dimensionati per territori disagiati come la nostra isola, nel settore Giustizia, Sanità, Trasporti e della Pubblica Istruzione. Non è più possibile subire mortificazioni e discriminazioni continue. É arrivato il momento di dimostrare concretamente la nostra reattività di isolani!».

IL DRAMMA DEMOLIZIONI

Passo ad un altro argomento, quello delle demolizioni. Quale il tuo pensiero sul punto.
«Sabato ho partecipato alla manifestazione come semplice cittadino per esprimere la mia vicinanza a chi sta vivendo il dramma della privazione della propria abitazione e per esternare il mio disappunto verso le istituzioni centrali, insensibili al problema e che non hanno il coraggio di adottare provvedimenti semplici, che potrebbero garantire una minima pacificazione sociale. Fin qui i politici di maggioranza e di minoranza hanno dimostrato una subalternità che non fa loro onore. Il mio invito è di passarsi la mano per la coscienza e pensare per un momento alla condizione di apprensione in cui vivono tanti poveri cittadini, che hanno confidato nelle leggi dello Stato, ma che sono stati abbandonati al loro destino. Di questo dovrebbero provare quanto meno vergogna!!».

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