Quanto accaduto nell’Aula di Montecitorio solo qualche giorno fa ha davvero dell’inverosimile. La Premier Giorgia Meloni si è detta sorpresa delle reazioni delle opposizioni, ma indubbiamente si è contenuta: è stato davvero assurdo, né più né meno, tra l’altro di quanto era avvenuto in Piazza, nel corso della manifestazione sull’Europa promossa dalla testata giornalistica di sinistra “La Repubblica” e di cui abbiamo parlato settimana scorsa. Si, perché le circostanze sono ahimè concatenate dal documento della discordia: “il Manifesto di Ventotene”. Si tratta del testo per la nuova Europa scritto da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel 1941, mentre erano confinati, in pieno regime fascista sull’isola delle Pontine.
Ebbene, questo documento è stato distribuito durante la manifestazione sull’Europa da una Sinistra che probabilmente non aveva altra idea di Europa da promuovere se non quella, appartenente ad un tempo lontano, figlia di una visione che non si dovrebbe mai tentate di calare in altro contesto storico se non in quello. Tuttavia, di che scomporsi se ancora si parla di fascismo e resistenza in questa sinistra del terzo millennio?
Veniamo ai fatti. In vista della riunione del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo, la premier Giorgia Meloni, ribadendo alla Camera la linea che avrebbe tenuto, ha esternato questa perplessità: “Non mi è chiarissima l’idea d’Europa alla quale si fa riferimento anche in quest’aula… è stato richiamato da moltissimi partecipanti il Manifesto di Ventotene: ora io spero che tutte queste persone in realtà non abbiano mai letto il manifesto di Ventotene perché l’alternativa sarebbe francamente spaventosa…”. Parole che hanno finito per segnare l’inizio delle tensioni in Aula, con una doppia sospensione dei lavori. Meloni cita testualmente alcune parti del documento, tra cui “la rivoluzione europea per rispondere alle nostre esigenze dovrà essere socialista”, (“e fino a qui vabbè…”) e ancora: “La proprietà privata deve essere abolita, limitata…”, “la politica democratica sarà un peso morto nella crisi rivoluzionaria”…, “il partito rivoluzionario attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte dell’ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna’ e ancora ‘attraverso questa dittatura del partito si forma il nuovo stato e attorno a esso la nuova democrazia”.
Di qui, la bagarre, con il presidente Fontana, costretto a sospendere i lavori, il tempo di una sosta che tuttavia non placa gli animi delle opposizioni. Il vice capogruppo di Avs, Marco Grimaldi: “Ci sentiamo profondamente offesi e indignati”, “fatto gravissimo”: “Questo Paese, questa democrazia, questa Costituzione è nata anche a Ventotene. Quegli uomini e quelle donne parlavano dal confine, da una dittatura, in questo Paese o eri suddito o eri ribelle. E’ anche grazie a loro se siete e se siamo liberi”. Gli fa eco Fornaro: “Quello che è avvenuto lo riteniamo un fatto grave nei confronti del Parlamento, della storia di questo Paese”. Il manifesto di Ventotene, spiega l’esponente PD, non è “l’inno alla dittatura del proletariato, è l’inno dell’Europa federale, contro i nazionalismi che sono stati il cancro che nel Novecento ha prodotto due guerre mondiali”. Per Fornaro, questo è un oltraggio alla “memoria di Altiero Spinelli, considerato il padre dell’Europa, di Ernesto Rossi, di Eugenio Colorni”.
“Si inginocchi la presidente del Consiglio davanti a loro, altro che dileggiarli. Vergogna, vergogna, vergogna”. “Credo che alle gravissime parole che la presidente Meloni, un oltraggio alla nostra democrazia, la risposta migliore sia stata data dal presidente Mattarella”, interviene Alfonso Colucci del Movimento 5 stelle, che poi ricorda le parole di Mattarella : “il fascismo” ha mandato “qui diverse persone per costringerle a non pensare o quantomeno per evitare che seminassero pericolose idee di libertà”. “Non c’è spazio in quest’aula per il fascismo e lei dovrebbe per prima alzarsi da quello scranno. Presidente, si vergogni”. Ed ecco Elly Schlein: “Giorgia Meloni ha deciso in aula di nascondere le divisioni del suo governo oltraggiando la memoria europea. Noi non accettiamo tentativi di riscrivere la storia”. Scrive Matteo Renzi sui social. “La Meloni non ama Ventotene perché la storia di Ventotene dice il contrario della storia di Giorgia Meloni. Le prossime elezioni saranno un referendum tra chi crede nelle idee di Ventotene e tra chi crede in Giorgia Meloni. Noi non abbiamo dubbi su da che parte stare”.
Se solo ci fermassimo dinanzi a questi “insulti”, potremmo limitarci a dire che si commentano da soli, ma è utile chiarire meglio la questione attraverso la voce, le parole sacrosante di chi è di Sinistra, ma che conosce realmente quel documento.
Nello studio di Otto e mezzo, su La7, quindi nel salotto della sinistra per eccellenza, tra gli ospiti di Lilli Gruber della puntata di venerdì 21 marzo c’è il filosofo Massimo Cacciari a cui la conduttrice, riferendosi ai fatti accaduti a Montecitorio, chiede “che tipo di operazione politica è stata quella della premier”. “È il sintomo”, risponde l’ex sindaco di Venezia, “che regna un grande casino sotto il cielo. E’ evidente che il manifesto di Ventotene non ha nulla a che fare con Meloni, sarebbe stato ridicolo” il contrario, che la premier l’avesse difeso. Le ragioni sono ovvie, ha affermato Cacciari: “Un manifesto che dice che occorre lavorare per la definitiva abolizione della divisione dei propri Stati nazionali sovrani e che” bolla come “idolatrico dello Stato-Nazione” ogni afflato di nazionalismo come “volete che venga accolto da Meloni? Di cosa vanno in cerca questi oppositori della Meloni?”, ha chiesto stizzito Cacciari. Chiaramente, la faccia della Gruber ha perso il sorriso in un tentativo vano di spostare l’attenzione sull’altro campo: “Lei è stato anche parlamentare, cosa avrebbe dovuto fare l’opposizione in Parlamento?”. La risposta di Cacciari è ancora più chiara: “L’opposizione avrebbe dovuto dire, Meloni cosa ci racconti? Sappiamo benissimo che non sei d’accordo con Spinelli. Avrei aggiunto – continua – ma l’Europa di Spinelli sarebbe quella della Von der Leyen? Ma avete letto il manifesto di Ventotene? Avete letto cosa dice della proprietà privata Spinelli?”.
A questo punto, Cacciari ripercorre quei passaggi citati dalla premier in aula. “La proprietà privata va limitata, va corretta, soltanto va estesa caso per caso, non deve riguardare i monopoli che svolgono servizi pubblici generali. Volete che continui? E poi vogliamo aggiungere un’altra cosa. Cosa credete? Che Spinelli fosse d’accordo con i comunisti e i socialisti? Ma se c’è un saggio di Spinelli che differenzia radicalmente il suo federalismo dall’approccio comunista e socialista dicendo che ancora sono schiavi dell’idolo dello Stato-Nazione? Ma dai!”, ha infine tuonato. Proprio da Cacciari, l’ex idolo della sinistra, la Gruber non se lo sarebbe aspettato!
Ma perché Giorgia Meloni ha tirato fuori il Manifesto del ’41? Cacciari, incontenibile, ha replicato: “Ma perché gli altri se la prendono con lei… È evidente che Giorgia Meloni non è d’accordo con il manifesto di Ventotene. Ma che balle raccontiamo?”. La sinistra lo ha pericolosamente distribuito in piazza come fosse in manifesto attuale senza aver contezza dei suoi reali contenuti presi fuori contesto storico di appartenenza!
Una tirata di orecchie alla sinistra ed alla piazza quella del Professore, oltre che una lavata di testa alla Gruber in una dichiarazione finale questa volta davvero coerente con la storia: quando Spinelli scrisse il «Manifesto» le donne non avevano diritto di voto, figuriamoci se le giornaliste potevano fare domande!
Ecco, c’è chi si è strappato i capelli, chi addirittura ha pianto in Parlamento, probabilmente più per crisi nervosa, chi poi ha affrontato lo scirocco per recarsi in pellegrinaggio sul venerato suolo di Ventotene, il tutto, per il «Manifesto di Ventotene» , un documento che sino ad una settimana fa quasi nessuno conosceva e solo qualcuno di quei pochi probabilmente aveva letto, specie tra chi ci teneva a difenderlo in Parlamento. Come è stato osservato, “l’idea di nascondere, dietro un testo antico, le divisioni moderne, si è dimostrata un boomerang e ha prodotto un corto circuito nella sinistra in cerca di temi comuni”.
Lo abbiamo detto settimana scorsa che il tentativo di unificare sotto un’unica bandiera la piazza che si è riunita lo scorso week end in nome dell’Europa è risultato un esercizio impossibile non fosse altro perché sotto quel palco si sono presentate linee politiche non diverse, ma opposte. Dai “pacifisti, favorevoli ad una trattativa con Putin, senza però poterlo dire, perché lo ha già detto l’odiato Trump”, agli “idealisti, pronti a riarmare l’Europa in difesa di diritti che la nuova America sembra essere disposta a ridiscutere, pur di far tacere le armi”, passando per gli “estremisti, che cancellerebbero le spese militari tutte, senza se e senza ma”. Come metterli tutti insieme? Con il manifesto scritto da Spinelli e compagni nel lontano 1941 e mesi seguenti, mentre infuriava la Seconda Guerra Mondiale. E’ stata questa l’idea degli organizzatori.
Va da se che dal continuo ricorso al fascismo per attaccare la maggioranza attuale di governo, ad un rinnovato ripasso di storia è stato un attimo! Ed ecco servito il disastro per l’attualità politica. Si, perché questa sinistra è ahimè spaccata dal presente.
“Sventolare in piazza un testo che propone la limitazione della proprietà, lo smantellamento degli stati Nazionali, e altre attempate idee cancellate dalla storia nel secolo scorso, ha il sapore del rimpianto, non del progetto”. Ma, d’altro canto, che progetti ha la Sinistra attuale?
«In un mondo in fiamme siamo gli unici idioti in giro che dibattono su Ventotene» ha detto Calenda cui va un plauso!
S’è messa le mani sulla fronte Giorgia Meloni: “Ho solo letto un testo. Un testo si può distribuire ma non leggere? È un simbolo del quale ho riletto i contenuti. Non capisco cosa ci sia di offensivo nel leggere il testo. Non l’ho distorto, l’ho letto testualmente. Ma non per quello che il testo diceva 80 anni fa, ma per il fatto che è stato distribuito sabato scorso. Un testo 80 anni fa aveva la sua contestualità. Se lo distribuisci oggi, io devo leggerlo e chiederti se è quello in cui credi”.
Le mani sulla fronte, si, è il caso di metterle anche noi!