venerdì, Aprile 4, 2025

Il “tesoro bianco” di Giovanni Maltese: un patrimonio che rinasce al Torrione di Forio

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L’iniziativa dell’Amministrazione comunale per recuperare le opere del grande artista. Gessi, disegni, modelli e scritti al centro di un importante progetto di restauro e valorizzazione. Gli interventi da realizzare in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Napoli e l'Università della Tuscia, con il contributo di professionisti, studiosi e giovani restauratori. Abbiamo raccolto le voci dei protagonisti

Nel cuore del comune di Forio, tra le mura antiche del Torrione, torna alla luce il “tesoro bianco” di Giovanni Maltese. Gessi, disegni, modelli e memorie che raccontano un artista complesso e profondo, oggi al centro di un importante progetto di restauro e valorizzazione. Un’iniziativa promossa dal Comune in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli e l’Università della Tuscia, con il contributo di professionisti, studiosi e giovani restauratori.

Abbiamo raccolto le voci dei protagonisti di questa rinascita culturale, per raccontare da vicino un lavoro fatto di competenza, passione e orgoglio territoriale.

Il PROF. DIEGO ESPOSITO: «PER IL RESTAURO DIVERSI PASSAGGI E TAPPE»

A guidare scientificamente il progetto di restauro è il professor Diego Esposito, docente e studioso, da anni impegnato nel recupero del patrimonio legato a Giovanni Maltese. In questa intervista ci racconta le tappe fondamentali, il coinvolgimento delle istituzioni accademiche e l’importanza di restituire alla comunità un bene identitario troppo a lungo dimenticato.

– Con il professore Esposito per raccontare questa scoperta del “tesoro bianco” di Giovanni Maltese al Torrione. Per molti ad Ischia, Maltese è conosciuto. Più volte si è parlato di un’opera di intervento che miri all’aggiornamento, alla cura, a dotare di una nuova esposizione quello che era il suo atelier, poi dimenticato, diventato zona trascurata per alcuni tempi, qualche altra volta museo artigianale, qualche altra volta invece qualche altro esperimento. Mi sembra che questa volta sia cambiata la direzione, anche grazie all’Università della Tuscia. Quali sono i lavori che state portando avanti?
«Sì, finalmente iniziano i lavori di restauro delle opere di Giovanni Maltese. È un progetto che io sto seguendo da diversi anni, da quando ero docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, e già nel 2017 sottoposi alla vecchia Giunta l’opportunità di intervenire su questo patrimonio, che è unico nel suo genere per quantità di manufatti, per omogeneità e integrità della collezione. Purtroppo, a quel primo appello non c’è stata risposta. Per fortuna, la sensibilità dell’attuale Giunta, soprattutto nella figura del sindaco Stani Verde e dell’assessore alla cultura Davide Laezza, ha permesso l’avvio di questo cantiere, che viene svolto per la maggior parte dalla Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, a cui poi si è aggiunta anche la Scuola di Restauro dell’Università della Tuscia di Viterbo.

Sono previsti diversi passaggi e tappe. La prima è una revisione conservativa di tutti i materiali, con mappatura e analisi degli interventi più consistenti da svolgere. Alcune opere, soprattutto i bronzi e i gessi, partiranno per i laboratori di restauro dell’Accademia di Bologna. Oggi, per fortuna, ho saputo che ci sarà anche la possibilità che alcune opere vadano all’Università della Tuscia.

Tutto questo viene effettuato in forma assolutamente gratuita: al Comune spetta solo l’onere dei trasporti. È una grande opportunità perché si tratta di un’azione di recupero, salvaguardia e valorizzazione di un patrimonio enorme. Diversamente, invece, per i disegni – poiché né all’Accademia di Napoli né all’Università della Tuscia ci sono docenti in organico per la carta – ci rivolgeremo a una restauratrice professionista».

“FOTOGRAFIA” DEL TEMPO

– Giovanni Maltese va quindi recuperato sotto ogni punto di vista: sculture, disegni, ma anche gli scritti. Alcuni parlano della collezione come una “fotografia” del tempo. Che cosa raccontano queste opere?
«I busti in gesso ritraggono sì personaggi illustri, ma guardando meglio emergono anche pescatori, volti di persone normali. È una fotografia del tempo. È come se fossero i selfie di Giovanni Maltese. Così emerge uno spaccato di gusto dell’epoca: non solo ritratti borghesi, ma anche popolani. Dalle opere percepiamo lo sguardo più ampio di Maltese verso l’antico, che all’epoca era ancora fonte di ispirazione, e che rispondeva a esigenze di mercato e di committenza borghese.

Alcune opere, come una che riproduce una scultura del Louvre, confermano la sua possibile presenza a Parigi. Maltese è ricordato per opere come “La Solfatrice” o “Il Naufrago”, ma a me ha sempre colpito in particolare “I pidocchiosi”, che racchiude l’anima delle nostre comunità d’un tempo».

– Ci sono connessioni con altri artisti, come Vincenzo Gemito?
«Giovanni Maltese nasce nel 1852, un anno dopo Vincenzo Gemito. Entrambi entrano all’Accademia di Belle Arti di Napoli – Gemito nel 1870, Maltese nel 1869 – quindi si sono trovati fianco a fianco. “I pidocchiosi” risentono fortemente dell’influenza di Gemito, che fu un modello per tanti giovani artisti. L’opera riflette quella società di bisogni e marginalità che Gemito rappresentava così bene».

LUCIANA FESTA: «DOPO LE SCALE RIPIDE, L’EMOZIONE»

Sotto il Gesso: Uno Sguardo Tecnico – Intervista a Luciana Festa

Chi meglio di una restauratrice per raccontare, con occhio attento e mano esperta, il valore di una collezione così particolare? La professoressa Luciana Festa, docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli e all’Università della Tuscia, ha visto da vicino le opere conservate nel Torrione. In questa intervista ci accompagna tra polveri, schede conservative e bellezza pura.

Una festa, è anche il suo nome: Luciana Festa, restauratrice e docente di restauro di gessi e stucchi all’Accademia di Napoli e all’Università della Tuscia. Ha visto da vicino il “tesoro bianco” del Maltese: qual è la sua valutazione tecnica?
«Siamo ancora in una fase molto preliminare. Ho fatto un sopralluogo poche settimane fa. Vista l’importanza e la bellezza, soprattutto le condizioni conservative della collezione, ho deciso di organizzare un’esercitazione pratica con gli studenti dell’Accademia di Napoli e dell’Università della Tuscia.

Abbiamo iniziato studiando i materiali e lo stato conservativo. Abbiamo confrontato le opere con cataloghi e inventari precedenti, attribuendo a ogni scultura una storia, un nome, una datazione se possibile. Poi abbiamo iniziato a rimuovere la polvere e a compilare le schede conservative per ogni opera».

– Dal punto di vista artistico?
«Il valore è indubbio, sia per la qualità delle opere – di grande fattura – sia per la completezza della collezione, che copre tutta la carriera dell’artista. È raro trovare così tante opere di un solo artista raccolte nello stesso spazio originale: il suo laboratorio. La collezione riflette una formazione varia, che passa da Napoli, Roma, fino a Parigi. Le influenze sono evidenti. Ci sono esempi notevoli del verismo napoletano, con scene del quotidiano raffigurate dal vero».

– E sul gesso, spesso sottovalutato?
«È un materiale delicato ma preziosissimo. Questi gessi sono i modelli originali usati dall’artista. È come un archivio vivo, un’antologia della sua opera. Per noi restauratori, è anche più delicato da manutenere».

– Un’opinione su “La Solfatrice”?
«È una delle più celebri. Una copia in bronzo è stata posta a Forio, ma la trasformazione ha causato danni: superfici difficili da replicare, parti rimontate con poca cura. Sarà oggetto di una tesi in restauro: merita un approfondimento».

– Il primo impatto con la collezione?
«Dopo le scale ripide, l’emozione. Non mi aspettavo una raccolta così bella e completa. Ho detto subito al professor Esposito: dobbiamo fare qualcosa, è un patrimonio troppo importante».

SIMONETTA FUNNEL: «NEI DISEGNI UNA MANO FELICE»

Accanto ai gessi, c’è un altro tesoro prezioso ma meno conosciuto: i disegni. A occuparsene è la dottoressa Simonetta Funnel, restauratrice di opere su carta. La sua esperienza ci aiuta a comprendere la delicatezza e l’importanza di questi lavori, testimonianze autentiche del processo creativo di Giovanni Maltese.

– Parliamo dei disegni di Maltese.
«Sono particolarmente interessanti: sia quelli di studio che quelli rifiniti. C’è una mano felice, che si riconosce anche nella scultura. Purtroppo, sono oltre 40 e presentano molti problemi conservativi: vetri a contatto, ambiente salmastro, attacchi di insetti, abrasioni, lacune. Siamo nella fase di osservazione e diagnosi. Ma con gli interventi giusti potranno essere esposti in sicurezza».

– “Mano felice”: ci spiega?
«Una mano sensibile, sicura. I ritratti, le copie dalle sculture classiche, il chiaroscuro morbido: tutto racconta un artista attento e profondo. Vederli dal vivo oggi, dopo averli conosciuti solo in foto, è stata una rivelazione».

DAVIDE LAEZZA: «UN’OPERAZIONE DI ORGOGLIO»

Dietro ogni grande progetto culturale c’è una visione politica e amministrativa che crede nel valore della memoria. Il consigliere comunale con delega alla cultura, Davide Laezza, racconta con entusiasmo e concretezza i passi che hanno portato all’avvio dei lavori e le prospettive future legate al restauro del Torrione. Un’operazione che parla di orgoglio, identità e partecipazione collettiva.

– Si mette mano al “tesoro bianco” del Maltese. Quali sono stati i primi passi e quali saranno quelli futuri?
«È un progetto ambizioso e un’operazione di orgoglio. Si ridefinisce l’identità culturale di Forio. È stato fortemente voluto dal sindaco, con il supporto del professor Diego Esposito, che ci guida nei rapporti con l’Accademia e l’Università della Tuscia».

– Che cosa rappresenta per la cittadinanza?
«Significa restituire valore a un bene abbandonato per troppo tempo. In questa prima fase lavoriamo al restauro. La seconda sarà dedicata alla conoscenza, alla partecipazione collettiva. Maltese è parte della nostra storia culturale».

– Prossimi appuntamenti?
«Stiamo organizzando una conferenza stampa per il 1 aprile alle 11:30, con la presenza del presidente dell’Accademia di Belle Arti. Seguiranno aggiornamenti sui canali ufficiali del Comune».

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  • Articolo realizzato dalla Redazione Web de Il Dispari Quotidiano. La redazione si occupa dell'analisi e della pubblicazione fedele degli atti e dei documenti ufficiali, garantendo un'informazione precisa, imparziale e trasparente. Ogni contenuto viene riportato senza interpretazioni o valutazioni personali, nel rispetto dell’integrità delle fonti e della veridicità dei fatti.

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