Dovrei sostituirmi ad un tecnico, nel 4WARD di oggi, nel commentare nel dettaglio il primo step di quello che sarà il cosiddetto PPR – Piano Paesaggistico Regionale 4.0 che riguarda l’Ambito di Tutela 20, cioè l’isola d’Ischia. Non lo farò perché non è mio costume cimentarmi nel mestiere o nella professione altrui senza averne titolo. Ma sono pur sempre un cittadino e, quanto meno in linea generale, posso esternarVi le mie sensazioni dopo averne letto le norme attuative.
Partiamo da un concetto fondamentale: dopo venticinque anni dall’adozione dello strumento che tuttora, tra un’interpretazione e l’altra dei vari soprintendenti di turno, disciplina cosa poter fare (pochissimo) e cosa non poter fare (troppo, quasi tutto) sul nostro territorio già ipervincolato, sarebbe stato più che lecito aspettarsi da un nuovo piano nominalmente definito futuristico la capacità di proiettare Ischia e gli ischitani in una dimensione di sviluppo sostenibile, ma anche compatibile con le esigenze dei tempi che cambiano e di una società a vocazione turistica fin troppo indietro, per la sua stessa ingessatura storicamente calata dall’alto, rispetto alle proprie competitor.
Purtroppo per noi tutti, a giudicare da questa prima bozza che, a onor del vero, dovrebbe essere ridiscussa con le osservazioni delle amministrazioni locali interessate e con l’adozione di alcuni importanti correttivi annunciati dagli stessi autori nella conferenza stampa di pochi giorni fa, questo PPR così come formulato paralizzerebbe ulteriormente la nostra Isola rispetto a qualsiasi (e sottolineo QUALSIASI) possibilità di crescita e miglioramento, sia in merito a ciò che già esiste sia per quel che potrebbe essere creato ex novo. Divieti, vincoli e paletti e d’ogni genere la fanno da padrone più di prima nel documento presentato al Mudis, con una serie di incredibili contraddizioni che fanno gridare vendetta anche ai più distratti. Come nel caso della totale assenza di indicazioni per sbloccare, una volta e per tutte, l’istruttoria delle migliaia e migliaia di istanze di condono ’85 e ’94, non fosse altro che per adottare in maniera coerente e a tutto tondo quella tanto sbandierata intenzione di tutelare il preesistente regolamentando la regolarizzazione e la conseguente patrimonializzazione di tanti immobili secondo precisi canoni estetici e normativi e non continuando a far finta di niente, per altri quarant’anni, di numerose, autentiche oscenità sotto gli occhi di tutti, pur sapendo di non poterle mai eliminare sic et simpliciter.
E quel che più mi rattrista è che, ancora una volta, i nostri sei sindaci (uno dei quali, quello di Forio, addirittura assente alla presentazione), non sono stati in grado di assumere una posizione univoca e concretamente propositiva sull’argomento, mettendo di nuovo a nudo la loro assoluta incapacità di stare insieme e far valere le ragioni della loro terra e della loro gente, anziché privilegiare -in alcuni casi- le questioni formali, i rapporti con la propria parte politica o la sudditanza supina verso questa o quella istituzione di turno (come avvenne in occasione della firma del protocollo demolizioni con Procura e Regione). Mi risulta che solo Irene Iacono, Sindaco di Serrara Fontana, abbia avuto il buon gusto di prendere tempo in quanto il piano sarebbe allo studio dei suoi tecnici comunali, ammonendo con bei modi i rappresentanti di Regione e Soprintendenza sulla necessità di evitare ulteriori divieti e penalizzare ancora a lungo l’isola e il suo ancora enorme potenziale.
Specie in vista delle elezioni regionali, cari amici Lettori, non bisogna in alcun modo perdere l’occasione di ottenere ad ogni costo un’adeguata rivisitazione di questo PPR e, soprattutto, una seria assunzione di responsabilità da parte dei nostri sei primi cittadini, sperando che una buona volta sappiano metterci la faccia fino in fondo per difendere Ischia e il suo futuro da ulteriori implacabili ingessature.
Smettetela di ingessare Ischia e il suo futuro! | #4WD

Daily 4ward di Davide Conte del 30 marzo 2025